C’è chi canta e sogna "l’isola che non c’è", dove i sogni fanno rotta senza mai toccare terra, dove la mappa finisce e inizia la fantasia.

Ma c’è un’isola vera, lontana, e per questo quasi irreale, che resiste al tempo come una favola salata: Kalalau.

Nessun cartello, nessun venditore di sogni, poco più di diciassette chilometri di fango, scogliere e silenzi, la proteggono come un confine tracciato dal vento.

E alla fine, se hai cuore abbastanza, la sabbia ti accoglie come una promessa mantenuta.